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California, here we come

Immagine del redattore: Maria Grazia Ragazzini
Maria Grazia Ragazzini
11 giu
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 29 lug

Tre anni fa ho fatto il viaggio della mia vita. E lo dico nel senso più letterale possibile. Era il viaggio che aspettavo da una vita intera, quello che avevo immaginato centinaia di volte guardando fotografie, leggendo romanzi, vedendo film e serie TV (soprattutto reality TV), ascoltando musica. La California, prima ancora di essere un luogo geografico, era già diventata un posto in cui avevo abitato con l'immaginazione.

Quando finalmente l'aereo è atterrato a Los Angeles non ho provato quella sensazione che si ha quando si arriva in un posto nuovo. È difficile da spiegare, ma mi sembrava di essere tornata. Non avevo l'impressione di scoprire qualcosa, piuttosto quella di ritrovare un luogo che avevo sempre conosciuto. È una sensazione che non ho mai più provato da nessun'altra parte.

Molti dicono che viaggiare non ti cambia. E credo abbiano ragione. Se dentro di te regna il caos, non troverai la pace in un tempio buddhista a Bali. Se dentro non hai il sole, probabilmente non lo vedrai nemmeno in California. I luoghi non fanno miracoli. Però possono accadere cose molto rare. Possono metterti nelle condizioni di sentirti finalmente allineato con te stesso.

È quello che è successo a me.

Ricordo ancora il caldo di Los Angeles, quel sole che sembrava avvolgere ogni cosa, le strade enormi, il traffico infinito, Venice Beach con i suoi artisti di strada, gli skater, i murales, quella miscela di bellezza e contraddizioni che molti trovano caotica. Eppure, mentre tantissime persone mi dicevano che Los Angeles le aveva deluse, io continuavo a pensare una sola cosa: io qui mi sento a casa.

Ancora oggi non riesco a spiegarmelo del tutto.

Forse perché l'America che amo non è quella perfetta delle cartoline. È quella dei diner con il caffè sempre caldo, dei motel lungo le highway, delle pompe di benzina nel mezzo del nulla, delle insegne al neon, delle tavole calde aperte tutta la notte, delle librerie indipendenti, delle piccole chiese di legno e delle città che sembrano uscite da un romanzo di Steinbeck.

È un'America fatta di storie.

E io credo di essermene innamorata molto prima di metterci piede.

Ripensandoci oggi, credo di aver capito perché quel viaggio è rimasto così profondamente dentro di me, in quel viaggio io ero me al cento per cento.

È una sensazione difficilissima da spiegare. Non stavo cercando una versione migliore di me stessa e non stavo scappando da qualcosa. Ero semplicemente nel posto in cui sentivo di appartenere. Non ero io a dovermi adattare a un luogo, era il luogo ad assomigliare a me.

Laguna Beach è stato il luogo che più di tutti ha dato forma a questa sensazione. Camminavo lungo la spiaggia osservando i surfisti entrare in acqua, le piccole gallerie d'arte, le case affacciate sull'oceano e continuavo a pensare che avrei potuto restare lì per sempre. Non perché fosse perfetta, ma perché riusciva a trasmettermi una serenità che raramente ho provato altrove. Avevo la sensazione di appartenere a quel ritmo lento, a quella luce, a quel modo di vivere così semplice e creativo allo stesso tempo.

Poi sono arrivati i chilometri macinati lungo la Pacific Coast Highway, probabilmente una delle strade più belle che abbia mai percorso. Guidare lì è un'esperienza che va oltre il viaggio. Da una parte l'oceano, dall'altra la costa, e quella sensazione continua di libertà che solo le strade americane riescono a trasmettermi. Amo le highway. Amo gli spazi enormi. Amo poter guidare per ore senza sentirmi chiusa, sapendo che dietro la curva potrebbe comparire un panorama completamente diverso.

Monterey mi ha regalato uno dei porti più belli che abbia visto, con i leoni marini completamente indifferenti ai turisti. Carmel-by-the-Sea, invece, è stata una sorpresa dolcissima. È uno di quei posti che sembrano usciti da una fiaba, dove i cani sono accolti ovunque e fanno parte della vita quotidiana come se fossero cittadini onorari. Da amante dei cani, credo di essermi innamorata anche per questo.

Poi è arrivata Mariposa, probabilmente il luogo che meno mi aspettavo e che invece porto ancora nel cuore. È un piccolo paese che sembra essersi fermato nel tempo, con quell'atmosfera da vecchio West che sopravvive ancora tra le insegne di legno e le strade tranquille. Mi ha ricordato l'America dei romanzi, quella più autentica, lontana dai grandi centri e dalle metropoli.

E poi ci sono stati i grandi parchi.

Yosemite è uno di quei luoghi davanti ai quali ogni fotografia perde significato. Ti rendi conto della sua grandezza solo quando ci sei dentro. Ti senti minuscolo davanti a quelle montagne, a quelle cascate, a quegli alberi secolari. È una bellezza che quasi mette in silenzio.

La Death Valley, invece, è stata un'emozione completamente diversa. C'era un caldo torrido, era Ferragosto e il deserto sembrava infinito. Molti lo descrivono come un luogo ostile. Io l'ho trovato incredibilmente affascinante. Amo il deserto. Amo quei colori, quell'orizzonte che sembra non finire mai, quel silenzio assoluto che ti costringe a rallentare. In quel paesaggio apparentemente vuoto io vedevo una libertà difficile da spiegare.

Anche il motel di Santa Barbara è rimasto impresso nella mia memoria. Non era un albergo di lusso. Era un motel, semplicemente. Ma io ho sempre avuto una specie di fascinazione per i motel americani. Mi fanno pensare a tutte le persone che sono passate da quelle stanze, ai viaggi iniziati, alle fughe, ai ritorni, ai nuovi inizi. Lo stesso vale per i diner. Lo so che può sembrare strano affezionarsi a un bancone di formica o a una tazza di caffè americano, ma ogni volta che entro in un diner ho la sensazione di essere dentro una storia. Forse è questo che mi emoziona davvero dell'America: la sensazione che ogni luogo abbia qualcosa da raccontare.

Ripensandoci oggi, credo che quel viaggio mi abbia insegnato una cosa molto semplice.

Non mi ha cambiata. Mi ha confermata.

Forse è per questo che continuo a pensare alla California con una nostalgia particolare, e ci torno così spesso con la mente. Non mi manca soltanto un luogo. Mi manca quella versione di me che camminava nella sabbia a Laguna Beach, guidava tra il deserto della Death Valley e percorreva le strade piene di nebbia della Pacific Coast Highway con la sensazione meravigliosa di essere finalmente arrivata a casa.

Perché credo che esistano luoghi che non ci cambiano, ci ricordano semplicemente chi siamo sempre stati.



 
 
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