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Comfort movies: perchè riguardiamo gli stessi film?

Immagine del redattore: Maria Grazia Ragazzini
Maria Grazia Ragazzini
1 ott 2025
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 17 lug

Ogni volta che accendo la tv per guardare un film finisco sempre per scegliere gli stessi.

Capita anche a voi?

Se fosse soltanto una questione di storia, dovrebbero annoiarci. Conosciamo già il finale, sappiamo quali battute ci faranno ridere e in quale scena inizieremo a commuoverci. Eppure continuiamo a tornarci, quasi senza pensarci.

Credo che la risposta sia molto più profonda di quanto sembri.

Negli ultimi anni abbiamo iniziato a chiamarli comfort movies: quei film che rivediamo quando siamo stanchi, quando abbiamo bisogno di staccare o semplicemente quando sentiamo il desiderio di stare bene.

Ma credo che non ci confortino soltanto. Non riguardiamo i nostri film preferiti per nostalgia, li riguardiamo perché custodiscono una parte di noi che non vogliamo dimenticare.

Viviamo in un'epoca in cui tutto cambia continuamente. Ogni giorno impariamo qualcosa di nuovo, affrontiamo problemi nuovi, scorriamo centinaia di contenuti, riceviamo notifiche, prendiamo decisioni. Il nostro cervello è costantemente impegnato a gestire il cambiamento.

Forse è anche per questo che, ogni tanto, abbiamo bisogno dell'esatto contrario.

Abbiamo bisogno di qualcosa che conosciamo già.

La psicologia spiega che il nostro cervello ama la prevedibilità. Davanti a una storia già conosciuta non deve restare in allerta, non vive l'ansia dell'incertezza e può finalmente rilassarsi. Le neuroscienze mostrano che già dai primi minuti il cervello anticipa il piacere che proveremo, attivando i circuiti della ricompensa e rilasciando dopamina.

È interessante.

Pensiamo di riguardare un film perché ci piace.

In realtà, forse, il nostro cervello sta semplicemente cercando un luogo sicuro.

Ma credo che ci sia qualcosa che la psicologia, da sola, non riesca a spiegare del tutto.

Perché noi non scegliamo un film qualsiasi.

Scegliamo sempre quel film.

Quello che ci ricorda un'estate, i Natali in famiglia (si parlo di Mamma, ho perso l'aereo), le serate con le amiche all'università, una persona, un periodo della nostra vita.

Mi piace pensare che i comfort movies siano una specie di macchina del tempo emotiva.

Non conservano soltanto una storia.

Conservano una versione di noi.

Quando riguardo L'amore non va in vacanza, non sto semplicemente guardando una commedia romantica. Ritrovo quell'atmosfera che sa di dicembre, di luci calde, di pomeriggi sul divano. Quando rivedo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, torno automaticamente a un'età in cui tutto sembrava ancora possibile (soprattutto riuscire a stare svegli tutta la notte leggendo). E ogni volta che parte La rivincita delle bionde mi ritrovo a sorridere ancora prima della prima battuta.

Il film è sempre lo stesso, quella che cambia sono io.

Ed è forse questo il motivo per cui certe storie non smettono mai di parlarci.

Ogni volta che le riguardiamo scopriamo qualcosa di nuovo, non perché siano cambiate loro, ma perché siamo cambiati noi.

Se ci penso, i miei comfort movies hanno tutti qualcosa in comune.

Sono quasi tutti film americani dei primi anni Duemila.

Ci sono i licei, i college, le grandi case con il portico, le strade alberate, le commedie romantiche e quell'immaginario americano che mi accompagna da quando ero ragazzina.

Non è solo una questione di luoghi, è una questione di atmosfera.

Di quella sensazione difficilissima da spiegare che ti fa dire: qui mi sento a casa.

E forse i comfort movies funzionano proprio così, non sono semplicemente film, sono luoghi emotivi.

Raccontano qualcosa di noi e di ciò a cui sentiamo di appartenere.

Ci accolgono senza chiederci nulla.

Non dobbiamo capire una trama complicata, restare concentrati o prepararci a un colpo di scena.

Possiamo semplicemente sederci sul divano e lasciare che una storia già conosciuta ci ricordi chi siamo. E' come bere un bicchiere di vino con la tua migliore amica e fare delle belle chiacchiere.

In fondo facciamo la stessa cosa anche con i libri. Rileggiamo le pagine che abbiamo amato. Riascoltiamo le stesse canzoni. Torniamo nelle città che ci hanno lasciato qualcosa. Perfino certi profumi hanno il potere di riportarci indietro nel tempo.

La memoria, forse, funziona proprio così, ha bisogno di piccoli punti di riferimento per non perdere la strada.

Naturalmente i comfort movies non possono diventare un rifugio permanente. La vita continua fuori dallo schermo e nessun film può sostituire la realtà. Ma ogni tanto concedersi qualche ora dentro una storia familiare è un modo gentile per rallentare, respirare e ritrovare un po' di equilibrio.

Per questo credo che oggi ne abbiamo bisogno più che mai.

Viviamo immersi nella ricerca continua della novità, come se ogni giorno dovessimo vedere qualcosa di diverso, leggere qualcosa di nuovo, recuperare l'ultima serie uscita.

E invece, qualche volta, il gesto più rivoluzionario è tornare.

Non perché il passato fosse migliore.

Ma perché ci sono storie che continuano a custodire una parte di noi.

Forse non riguardiamo sempre gli stessi film.

Forse torniamo semplicemente dalla persona che eravamo quando li abbiamo incontrati per la prima volta.

E sapere che quella parte di noi è ancora lì, ad aspettarci, è una delle forme di conforto più autentiche che conosca.

 
 
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